La vetrina, i saldi e i look,
sugli schermi del negozio
Chi passa per strada vede in vetrina la nuova collezione e i saldi, non un adesivo di tre stagioni fa. Dentro, il cliente vede come abbinare il capo che ha in mano e porta via il look intero. Invece di ristampare cartelli a ogni campagna, cambi la vetrina dal cellulare. Inizi la stagione in due tocchi.
Primo schermo gratis per sempre · Senza carta · Offline 48 h
Nuova collezione · 2° capo -70% · taglie S-XXL
Cosa mostri sullo schermo
dal primo giorno
Template pronti per la boutique di quartiere e per il negozio multimarca con vetrina su strada.
Vetrina digitale per collezione e saldi
La vetrina mostra la nuova collezione, i saldi o il «2° capo -70%» e cattura chi passa per strada. Cambi il messaggio dal cellulare in pochi secondi: inizi la stagione, avvii i saldi o liquidi lo stock senza ristampare un cartello, senza ordinare striscioni in tipografia e senza attaccare e staccare adesivi.
Catalogo, look e taglie in negozio
Le combinazioni e i look della stagione, le novità e le taglie disponibili sullo schermo interno. Il cliente vede come abbinare il capo che ha in mano e porta via il look completo. Alzi lo scontrino medio senza che il commesso debba insistere.
Offerte per fascia oraria e liquidazione
Novità al mattino, promo flash a mezzogiorno, saldi al pomeriggio e liquidazione a fine stagione. Lo schermo cambia da solo all'orario che imposti, così il negozio ha sempre il messaggio giusto senza dipendere da qualcuno che cambi il cartello in tempo.
Fidelizzazione, social e camerini
Il programma punti, il tuo Instagram e TikTok, i nuovi drop e il turno del camerino con il «prossimo libero». Fidelizzi senza app, porti i tuoi follower dai social al negozio e la coda del camerino smette di essere il caos del sabato di saldi.
Il piano giusto per
il tuo negozio
Negozio piccolo con 1 schermo in vetrina: Starter 9 €/mese. Negozio con vetrina + schermo interno: Pro 19 €/mese (3 schermi, il più popolare). Negozio grande o multimarca con più zone: Business 59 €/mese. Catena di negozi multi-sede: Network 199 €/mese. Tutti con 14 giorni di prova senza carta.
Senza carta · Disdici quando vuoi · Vedi tutti i piani
La domanda che ti fanno più volte al giorno
è sempre la stessa, e la parete può rispondere
«Ce l'avete della mia taglia?» È la domanda che decide l'acquisto e che nessuna vetrina risponde. Il cliente gira mezzo negozio o chiede; chi lavora si interrompe. Succede decine di volte al giorno e non è un problema di cortesia: è il tempo del personale, ed è la ragione per cui il cliente indeciso esce senza chiedere niente.
Non serve il magazzino in tempo reale
Diciamolo subito perché è la prima obiezione: non ci colleghiamo alla cassa e non mostriamo le giacenze. Ma la risposta utile quasi mai è il numero di pezzi — è la scalatura: di quel capo in vetrina si va dalla 38 alla 46. È un dato che cambia quando arriva la merce, non ogni minuto, e chi disfa gli scatoloni può aggiornarlo in venti secondi dal telefono.
E se non è vero è peggio del silenzio
Uno schermo che annuncia una taglia che non c'è fa entrare qualcuno per farlo uscire arrabbiato, e la seconda volta non ci crede più. Per questo la regola è mostrare ciò che è stabile — la scalatura che tieni, non l'ultimo pezzo rimasto — e togliere una riga il giorno in cui smette di essere vera. Meglio dire meno e che sia sempre esatto.
«Veste piccolo» è l'informazione che nessuno scrive
Vale più di uno sconto e non costa niente: se un modello calza stretto, se le maniche sono lunghe, se conviene prendere una taglia in più. Chi lo dice prima vende con meno resi e con meno prove, e chi lo scopre in camerino il più delle volte lascia lì il capo — non per il capo, ma perché si è sentito preso in giro dalla taglia scritta sull'etichetta.
Il camerino è dove si decide, e lì non c'è nessuno
È l'unico punto del negozio in cui il cliente è fermo, solo, e con il capo addosso. Quello che serve lì non è un altro capo da comprare: è che cosa fare adesso — se una taglia diversa esiste, come chiamare senza uscire mezzo vestito, fino a quando si cambia. Il resto arriva dopo, e arriva meglio.

I saldi non iniziano lo stesso giorno
in tutta Italia
Le date le fissano le Regioni, non lo Stato. Per un negozio singolo è un dato da segnare una volta l'anno; per chi ha due punti vendita in due regioni sono due calendari, e una campagna spinta uguale ovunque fa partire i saldi dove non sono ancora partiti.
Da qui esce la stessa struttura che serve per qualsiasi cosa con una data: il contenuto è centrale, il calendario è del punto vendita. Chi lo imposta al contrario finisce per rifare la vetrina a mano in ogni negozio, che è esattamente il lavoro che uno schermo dovrebbe togliere.
E fuori da quelle finestre lo sconto non sparisce, cambia nome e regole: le vendite promozionali sono un'altra cosa dai saldi di fine stagione, e la differenza si vede in ciò che si può scrivere accanto al prezzo. Il punto pratico non è la norma, è dove si rompe — un visual con il prezzo barrato dimenticato nella rotazione, che è il difetto più comune di ogni schermo di negozio e l'unico che si previene una volta sola, mettendo una data di fine quando lo si crea.
E poi c'è il reso, che quasi nessun cliente conosce davvero. Comprando in negozio non esiste il ripensamento che esiste online: quello che offri è una tua politica commerciale, non un obbligo. Quasi tutti credono il contrario, e lo scoprono alla cassa, che è il momento peggiore possibile. Scriverlo dove si legge prima di pagare — quanti giorni, con lo scontrino, cambio o buono — evita la discussione e, se la tua politica è generosa, diventa un argomento di vendita invece di una sorpresa.
In tutta franchezza: non ci colleghiamo alla cassa né al gestionale. Lo schermo mostra quello che carichi e lo aggiorni dal cellulare. E per le date esatte della tua regione e per come formulare il cartello, la risposta è della tua associazione di categoria: qui interessa solo che le due cose — la data e la politica di reso — sono le uniche due che un cliente cerca e non trova quasi mai scritte.
«Ma è italiano?»
Marchio italiano e prodotto fatto in Italia non sono la stessa cosa, e il cliente lo intende come se lo fossero
È la domanda più frequente e la peggio gestita, perché la risposta onesta è lunga e chi la fa si aspetta un sì o un no. Un marchio con sede a Milano può far confezionare altrove; un capo cucito in Italia può avere il tessuto importato; e ci sono etichette dove tutta la filiera resta qui. Sono tre situazioni diverse e nessuna delle tre è disonesta — ma solo una risponde davvero alla domanda, e al banco la distinzione si perde sempre, di solito con un «sì» detto in fretta perché c'è gente in coda.
Scritta invece per marchio, la stessa distinzione diventa il tuo argomento più forte. Una riga per ognuno — dove viene lavorato, dove nasce il tessuto, cosa è certificato e cosa no — trasforma una domanda che metti a disagio in una selezione che hai fatto tu. Il cliente che voleva sapere se compra italiano lo scopre da solo, senza doverlo chiedere e senza sospettare che gli si stia raccontando quello che vuole sentire. E il negozio che scrive anche i casi in cui la risposta è «no, questo viene da fuori» guadagna credibilità su tutti gli altri, che è esattamente il contrario di quello che si teme.
Accanto ci sta l'informazione più concreta e meno sfruttata di tutte: l'etichetta di composizione. È obbligatoria, è standard, ed è scritta in un corpo che nessuno legge in negozio — eppure contiene la risposta alla seconda domanda più frequente, quella che nessuno formula ad alta voce: si restringe, si stira, si può lavare in lavatrice. Un capo in lana o in viscosa non si comporta come un cotone, e chi lo scopre a casa non torna a chiedere spiegazioni: cambia negozio. Portare quelle tre righe su uno schermo, per i capi che contano, evita il reso più costoso che esiste, che è quello silenzioso.
E c'è un vincolo che in Italia è diverso da quasi ovunque: le date dei saldi non le decidi tu. Le fissano le Regioni, e cambiano da una regione all'altra. Per un negozio significa che il calendario promozionale è in parte già scritto e che va programmato con settimane di anticipo, non improvvisato. Il vantaggio, per chi lo sa, è che quelle date sono note prima: si preparano i contenuti una volta e si programmano, invece di correre a stampare cartelli il venerdì sera come tutti gli altri.
Con tutta onestà: le informazioni sui tuoi marchi le hai tu e la responsabilità di quello che scrivi è tua — non è consulenza legale e lo schermo mostra ciò che carichi. Quello che ti togliamo è il lavoro di aggiornarlo: cambia un fornitore, cambi una riga, e cambia su tutti gli schermi.
Dubbi comuni
dei negozi di abbigliamento
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