Il numero che chiami e il brand che vendi,
sullo stesso schermo
I sistemi tradizionali come Qmatic o Sigma sprecano uno schermo intero solo per mostrare "A12". Le promo vivono su un altro schermo, gli orari su un cartello, la promo del mese su un poster. Con Digisini un solo TV mostra il numero chiamato, la coda, la promo di oggi e gli orari. Cambi tutto dal cellulare. Il tuo distributore di numeri attuale resta.
Primo schermo gratis per sempre · Senza carta · Offline 48 h
Prossimi: A13 · A14 · A15 · Oggi CBD -20% (rotazione 8s)
Tutto quello che fa
un solo schermo
Un TV in sala d'attesa che smette di sprecare spazio su "A12" e comincia a lavorare per il tuo brand.
Chiamata numero
Il numero o la lettera chiamata (es. A12 → Sportello 3) campeggia grande al centro dello schermo, accompagnato da una freccia direzionale e, se vuoi, dall'annuncio vocale opzionale. Nessuno perde il turno, nessuno assilla la reception.
Coda visibile
I prossimi 3-5 numeri in colonna laterale con il tempo di attesa stimato. Chi è in fila sa esattamente quanto manca, rimane in sala e smette di alzarsi a chiedere. La coda si aggiorna in tempo reale ogni volta che chiami un numero dal cellulare o dal tablet.
Il contenuto del brand riempie il resto
Promo del giorno, orari di apertura, promemoria stagionali, post social: il resto dello schermo ruota in automatico ogni 8 secondi (configurabile). Con i sistemi tradizionali quello spazio è vuoto o inutilizzato. Con Digisini vende, informa e fidelizza.
Multi-postazione
Schermo principale in sala con numero + coda + contenuto del brand. Schermo secondario per ogni sportello che mostra solo il numero servito a quel banco (opzionale, piano Pro o superiore). Integrazione con il tuo distributore esistente via webhook o API (piano Business+ su misura).
Il piano giusto per
la tua attività
Un solo schermo in sala (numero + coda + promo): Starter 9 €/mese. Schermo principale + schermo per sportello: Pro 19 €/mese (il più scelto). Più postazioni o sedi: Business 59 €/mese. Catena o rete multi-sede: Network 199 €/mese. Tutti con 14 giorni di prova senza carta.
Senza carta · Disdici quando vuoi · Vedi tutti i piani
Una coda sola
o una lettera per servizio?
È la scelta che si fa il primo giorno e che poi resta per anni. Quasi tutti partono con una coda unica perché è più semplice da spiegare, e in metà dei casi è la scelta sbagliata.
Coda unica significa un solo numero che avanza: 141, 142, 143. Funziona quando tutti quelli che aspettano vogliono la stessa cosa e chiunque dietro il banco può servirli. Un panificio con due commesse è questo caso, e lì aggiungere lettere complica senza risolvere niente.
Lettere per servizio — A per il banco, B per la cassa, C per i resi — servono quando le operazioni durano in modo diverso o le fa una persona diversa. Il segnale che ne hai bisogno è preciso e si riconosce da fuori: c'è qualcuno che aspetta venti minuti dietro a una pratica lunga per fare una cosa da trenta secondi. Con una coda sola quella persona non può passare avanti, e il fatto che sia «giusto» non le impedisce di andarsene.
Il caso intermedio è il più frequente e il meno gestito: due sportelli che fanno le stesse cose ma uno è più veloce. Qui la coda unica è la soluzione corretta e va difesa, perché la percezione di equità conta più della velocità: chi vede sorpassare qualcuno arrivato dopo si arrabbia anche se ha aspettato meno del previsto.
Un errore che si paga per anni è partire con troppe lettere. Cinque servizi separati su uno schermo significa cinque numeri che avanzano, e nessuno riesce a seguire il proprio. Tre è già molto; oltre, conviene ripensare l'organizzazione del banco invece dello schermo.
Il modo per decidere senza teoria: segna per due giorni quanto dura ogni operazione al banco. Se la più lunga dura più del triplo della più corta, servono lettere separate. Se stanno tutte nella stessa forbice, una coda sola è più semplice e più giusta.
Chi ha l'appuntamento e chi ha il numero
stanno aspettando due cose diverse nella stessa stanza
Uno è arrivato alle dieci meno cinque perché alle dieci ha un appuntamento. L'altro è entrato senza prenotare e ha preso il numero 47. Guardano lo stesso schermo, che mostra una sola sequenza, e nessuno dei due sa come si incastrano — perché la regola esiste solo nella testa di chi sta dietro al banco.
Il risultato è che ogni chiamata sembra un torto a qualcuno. Chi ha prenotato conta i minuti oltre l'orario e si sente ignorato; chi ha il numero vede passare avanti una persona arrivata dopo e conclude che la fila non conta niente. Hanno ragione tutti e due, e la responsabilità cade sulla persona al banco, che deve spiegare a voce, ogni volta, un criterio che nessuno ha mai scritto. Bastano due righe fisse sotto il tabellone — che gli appuntamenti hanno la precedenza sull'orario prenotato e che i numeri scorrono negli intervalli — perché la stessa scena smetta di ripetersi dieci volte al giorno.
La regola che genera più discussioni di tutte, però, è un'altra, e non è scritta praticamente da nessuna parte: cosa succede a un numero che non risponde. Viene richiamato una volta e poi decade? Rientra in coda alla fine? Torna valido se la persona si ripresenta? Chi è uscito un attimo a prendere un caffè e rientra al 49 avendo il 47 non sta contestando il sistema: sta scoprendo in quel momento che una regola esisteva. Scriverla è gratis, e toglie dal banco la conversazione più sgradevole della giornata.
E c'è una decisione che va presa il giorno in cui si accende lo schermo: la coda parlata muore o resta. In moltissimi negozi l'ordine si tiene a voce — si entra, si chiede chi è l'ultimo, si tiene a mente. È un sistema che funziona benissimo finché tutti restano nella stanza. Il problema non è sceglierne uno: è tenerne due insieme. Se metà sala conta i numeri e l'altra metà si ricorda a memoria chi c'era prima, ogni chiamata mette in disaccordo due sistemi entrambi legittimi, e vince chi alza la voce. O si distribuiscono i numeri a tutti, dal primo giorno e senza eccezioni per gli habitué, o tanto vale non metterli.
Infine il dato che vale più del numero in sé: quanti ne mancano, non quale sta passando. «47» da solo non dice niente a chi ha il 61, perché per interpretarlo deve ricordarsi il proprio numero e fare una sottrazione in piedi. «Prima di te: 14» si legge senza pensare, e soprattutto permette la sola decisione che quella persona vuole prendere davvero: se restare o tornare più tardi. Una sala in cui si può decidere è una sala in cui nessuno si innervosisce.
In tutta franchezza: lo schermo mostra l'ordine che decidi tu, non decide chi servire per primo. Quali precedenze siano dovute nella tua attività è una questione per la tua associazione di categoria — il punto qui è soltanto che quelle due o tre righe di regola, scritte dove la sala le vede, valgono più di qualunque altra cosa ci sia sopra.
Dubbi comuni sulla
gestione code
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