La tua vetrina digitale
vende alle 23:00
Beatrice, responsabile di Boutique Sole a Firenze, cambia il prodotto in vetrina digitale dal cellulare mentre prende un caffè. Lo schermo della vetrina mostra "ZAINO URBAN NATURA · 49 € (prima 79 €) · 4 in stock". Alle 23:00 con il negozio chiuso, continua a girare il catalogo del giorno dopo catturando i passanti della sera. Senza tipografia, senza agenzia.
Primo schermo gratis per sempre · Senza carta · 5 min in onda
SOLO OGGI · 4 IN STOCK
Zaino Urban Natura · 49 € (prima 79 €)
Cosa vede la tua via
dal primo giorno
Vetrina, banco, camerino, cassa. Ogni schermo con il proprio copione, tutti da un pannello.
Vetrina digitale 24/7
"ZAINO URBAN · 49 € (prima 79 €) · 4 in stock · Oggi -30 %". Foto editoriale HD + prezzo aggiornato + stock reale. Resta accesa dopo la chiusura per catturare i passanti della sera.
Look del giorno · ispirazione
Combina capo + accessorio + borsa in una composizione editorial: "TOTAL LOOK PRIMAVERA · vestito 79 € + sandali 49 € + foulard seta 19 €". Cross-sell passivo senza che la commessa debba spingere.
Flash con conto alla rovescia
"SOLO OGGI FINO ALLE 14:00 · -30 % sui giubbotti". Cronometro grande, scatena la FOMO nelle ore vuote. Alle 14:01 torna al prezzo normale da solo. Senza ristampe.
Camerino smart
Schermo dentro il camerino che ruota "Con questa camicia · questa cravatta · queste scarpe" e novità della stagione. Alza lo scontrino medio senza pressione commerciale.
Multi-negozio + permessi
Campagna brand globale dalla sede + offerte locali per negozio (sconto cappotti solo a Roma). Ogni responsabile modifica solo il suo schermo via sotto-account limitato.
Override "chiusura anticipata" / fine stock
"CHIUDIAMO OGGI ALLE 18:00 · personale ridotto", "ULTIMI PEZZI TAGLIA M", evacuazione. Un pulsante forza il messaggio su tutti gli schermi e riprende dalla disattivazione.
Vetrina 9 € · Multi-negozio
da 59 €
Boutique di quartiere (1 vetrina digitale + banco): piano Starter 9 €/mese. Negozio medio (vetrina + camerino + banco con look del giorno): piano Pro 19 €. Multi-negozio (3-10 punti vendita con permessi per responsabile): piano Business 59 €. Catena (10-50 negozi, campagne centrali + locali): piano Network 199 €.
Senza carta · Disdici quando vuoi · Vedi tutti i piani
Le domande che fanno vendere
non sono quelle che finiscono in una pubblicità
Gli esempi per il commercio mostrano quasi sempre promozioni. Nel negozio vero la differenza la fanno tre o quattro informazioni banali che nessuno ha tempo di ripetere venti volte al giorno.
I saldi hanno date decise dalla Regione
Non è una scelta commerciale: i periodi di vendita di fine stagione sono fissati dalle Regioni, quindi la data di partenza può essere diversa da una regione all'altra, e in vetrina il termine non si usa quando si vuole. Chi ha due negozi in regioni confinanti lo scopre nel modo peggiore, cioè con una vetrina che annuncia i saldi e l'altra che non può ancora. Le date si conoscono con mesi di anticipo, quindi è una programmazione da impostare una volta e non una corsa del mattino stesso.
Il cambio merce va scritto prima, non alla cassa
Nel negozio fisico il diritto di ripensamento non esiste come negli acquisti a distanza: il cambio è una politica del negozio, e quasi tutti i clienti presumono il contrario. È la fonte più comune di discussione al banco, e si disinnesca in un modo solo — scrivendo la propria regola dove si legge prima di pagare e non sullo scontrino dopo. Vale anche per i resi in saldo, per i capi provati e per il tempo entro cui si accetta il cambio.
Quando in corsia non c'è nessuno
Le domande che tengono in piedi una vendita sono minute: se c'è la taglia, quanto ci mette un ordine, se si può pagare con la carta anche per pochi euro, come funziona la raccolta punti. Quando il personale è alla cassa quelle domande non vengono fatte, e il cliente esce senza risposta e senza acquisto. Uno schermo messo dove si aspetta già — la fila, il camerino, il banco — risponde alle tre più frequenti in continuazione, e libera chi lavora per quelle che meritano davvero una conversazione.
Un solo schermo va dentro, non in vetrina
La vetrina funziona se davanti passa gente, e in molte vie non ne passa più come dieci anni fa. Lo schermo non cambia quel numero: cambia quanto rende ogni persona che entra comunque. Per questo, se il budget copre un apparecchio solo, va dove le persone stanno già ferme e guardano qualcosa per forza. La vetrina viene dopo, quando il primo ha già dimostrato di servire a qualcosa.

«Sottocosto» non è un modo di dire
ed è la parola che più spesso finisce sullo schermo senza pensarci
La vendita sottocosto in Italia è una fattispecie precisa: si può fare un numero limitato di volte l'anno, per un periodo breve, su un numero definito di referenze e comunicandolo prima al Comune. Scriverla perché suona forte, su un cartello o su una schermata, significa annunciare pubblicamente una cosa che ha una procedura — e la schermata resta lì tutto il giorno, leggibile e fotografabile.
Il problema non è la regola: è quanto è diventato facile scriverla. Su un cartello dipinto a mano passava dalla decisione di stamparlo; su uno schermo si digita in dieci secondi la sera di una giornata storta, quando l'incasso non torna e serve qualcosa di grosso in vetrina. Vale la pena decidere una volta per tutte quali parole entrano nella libreria dei contenuti e quali no — sottocosto, liquidazione, saldi fuori periodo — così che nessuno debba giudicare alle otto di sera con il registratore aperto.
E le alternative dicono la stessa cosa senza avere una procedura dietro. Un prezzo con la data di fine, una quantità dichiarata («fino a esaurimento, ne restano dodici»), un motivo vero («ultimi pezzi della collezione»): comunicano urgenza reale e non sono soggetti a niente di particolare, perché descrivono un fatto invece di usare un termine tecnico. In genere funzionano anche meglio, perché sono verificabili — e la scarsità che si può verificare è l'unica che regge alla seconda volta.
All'altro capo della cassa c'è una riga che invece conviene scrivere: si paga con carta, anche per due euro. Accettare i pagamenti elettronici non è più una cortesia, e nonostante questo una parte di clientela continua a entrare presupponendo il contrario, a controllare il portafoglio e in qualche caso a rinunciare. Dirlo esplicitamente non è una dichiarazione di conformità: è togliere di mezzo un dubbio che fa girare qualcuno sulla porta prima ancora di guardare cosa vendi.
Le due cose insieme sono la stessa idea vista dai due lati. Ciò che è regolato — le parole della promozione — va deciso a freddo e messo in una lista corta; ciò che è dovuto — pagare come si vuole — va detto in chiaro, perché il cliente non lo dà per scontato. Nessuna delle due è marketing, ed è precisamente per questo che sono le due righe che nessuno scrive.
In tutta franchezza: noi mostriamo quello che scrivi e non verifichiamo comunicazioni né adempimenti. Quante volte e con quali modalità si possa fare una vendita sottocosto, e cosa serva comunicare, lo dicono il tuo Comune e la tua associazione di categoria — il punto qui è solo che quella parola ha una procedura, che su uno schermo si scrive in dieci secondi, e che quasi sempre la si può sostituire con qualcosa di più efficace.
Uno schermo non si aggiunge
sostituisce qualcosa, e va deciso che cosa
Prima che arrivi il monitor il negozio comunica già: locandine in vetrina, adesivi del circuito di pagamento, una lavagna, il cartello degli orari, due volantini del fornitore attaccati con lo scotch. Nessuno li ha scelti insieme e nessuno li toglie mai.
Il conto è semplice e quasi sempre sorprende. Chi passa davanti alla vetrina ha tre o quattro secondi e li spende su una cosa sola. Se in vetrina ci sono nove messaggi, lo schermo è il decimo: non è più forte degli altri, è solo più caro. È per questo che le installazioni che funzionano cominciano con un'ora spesa a staccare, non a caricare contenuti — via i volantini scaduti, via l'adesivo di un servizio che non offri più, via il cartello scritto a pennarello che nel frattempo è diventato la vera voce del negozio.
C'è poi una parte che conviene tenere apposta di carta. Gli orari e il numero di telefono servono soprattutto a negozio chiuso, quando lo schermo è spento; una vetrofania sta lì per anni e non ha bisogno di corrente. Quello che invece sta male sulla carta è tutto ciò che cambia: la promozione della settimana, l'ordine che arriva giovedì, la referenza finita. Il criterio pratico è questo — sulla carta ciò che non cambia mai, sullo schermo ciò che cambia più di una volta al mese, e niente in due posti insieme. Un messaggio esposto due volte non convince il doppio: raddoppia solo la probabilità che uno dei due resti indietro.
Cosa ci chiedono di più
le responsabili di boutique
La tua vetrina può vendere
stasera alle 23:00 mentre chiudi.
Primo schermo gratis per sempre. Senza carta. Beatrice cambia la vetrina dal cellulare in 30 secondi.
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