Calcolatore TCO
+ Guida PDF
Foglio di calcolo con le formule in chiaro per mettere in fila i tre anni del tuo CMS open source e confrontarli con Digisini. Con una guida di migrazione che non parte dal prezzo della licenza, ma dalle ore di chi tiene in piedi l'impianto.
- Sei variabili tue: schermi, server, ore e costi orari
- Il totale a tre anni, anno per anno, e le ore di persone
- I passi per uscire da Xibo senza perdere il palinsesto
- Le cinque situazioni in cui conviene restare dove sei
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Calcolatore TCO
Excel · 6 schede, formule in chiaro
- Scheda 1 — La tua situazione (6 campi)
- Scheda 2 — Il tuo costo reale a 3 anni
- Scheda 3 — Quanto costa lo stesso lavoro con Digisini
- Scheda 4 — Il risparmio netto, in euro e in ore
- Scheda 5 — Cambia le ipotesi e rifai il conto
Guida PDF
La stessa guida, in un file
- L'inventario da fare prima di decidere
- Il conto delle ore, con tre casi reali
- Quando l'open source resta la risposta giusta
- I sei passi della migrazione
- La frase con cui si esce dalla riunione
Calcolatore TCO + Guida PDF
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Ti abbiamo appena mandato 2 link: il foglio di calcolo e la guida in PDF. Se entro due minuti non li vedi, guarda in spam o nelle promozioni.
Nel frattempo:
Che cosa c'è dentro il calcolatore
- Un foglio con una scheda per scenario e tutte le formule visibili: nessuna cella bloccata, nessun numero calato dall'alto.
- Le sei variabili che decidono il risultato — schermi, costo del server, ore tue, ore di sistemista e i due costi orari — già collegate al totale.
- Il confronto a tre anni con il piano equivalente, e la riga che quasi nessuno mette: le ore di persone.
- Una guida con l'inventario da fare prima, i tre casi con i numeri e i sei passi della migrazione.
In tre passi hai la risposta
- Raccogli quattro dati — quanti schermi avrai fra tre anni, quanto paghi di server, quante ore ci metti tu e quanto vale la tua ora. Sono i quattro del blocco qui sotto.
- Compila i campi gialli. Il resto della tabella si calcola da solo, anno per anno.
- Scrivi la frase che dirai in riunione. Il foglio non la scrive: la scrivi tu, e il capitolo finale della guida spiega che cosa deve contenere per reggere tre domande.
La conta a mano, se hai due minuti
Mentre ti arriva il file: prendi le ore che hai dedicato all'impianto negli ultimi dodici mesi, moltiplicale per quanto vale la tua ora e sommaci il server. Se quel numero è più alto di quello che paghereste in abbonamento, il foglio ti servirà solo per metterlo per iscritto. Se è più basso, sei probabilmente in uno dei cinque casi del capitolo 3 — e allora la guida ti dirà perché resti dove sei, che è una risposta altrettanto utile.
Preferisci provare prima di calcolare?
Il piano gratuito non chiede la carta: uno schermo, un modello del tuo settore e il collegamento con un codice dal browser. Mezz'ora dopo sai se il cambio ti conviene meglio di quanto te lo dica qualunque foglio di calcolo.
Uno schermo,
cinque minuti
Il piano Free non scade e non chiede la carta di credito. Se vuoi vedere come si comporta con i tuoi contenuti prima di aprire qualsiasi foglio di calcolo, si parte da qui.
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Il software open source è gratis;
le ore di chi lo mantiene no
Quando si confronta una piattaforma in abbonamento con una installata in proprio, il primo numero è sempre lo stesso: zero contro qualcosa al mese. È il numero che sta sul preventivo, ed è anche l'unico che non descrive niente. Perché la spesa vera di un impianto self-hosted non passa mai da una fattura: passa dal calendario di qualcuno.
Il conto che serve non è quanto costa la licenza, ma quante ore all'anno finiscono dentro e chi le mette. Tre voci, e nessuna è ipotetica:
- L'aggiornamento che non si può rimandare. Un server esposto a internet va aggiornato, e quando esce una falla il calendario lo decide la falla. Sono poche ore ogni volta, ma cadono sempre nel giorno peggiore.
- Lo schermo che si è staccato di notte. Il player smette, nessuno se ne accorge fino all'apertura, e la mattina qualcuno smette di fare il proprio lavoro per rimetterlo in piedi. Quel qualcuno ha uno stipendio.
- La persona che sa come è montato. È la voce più cara e non si vede finché non se ne va. Se l'impianto lo capisce una persona sola, il rischio non è tecnico: è di organico.
Il calcolatore chiede quante ore costano queste tre cose nella tua azienda, perché tre anni di ore è quello che decide il confronto — non il prezzo della licenza, che in un caso è zero e nell'altro è l'unica cifra onesta del preventivo.
Il foglio resta sul tuo computer;
dalla riunione esce una cifra sola
Chi compila il calcolatore non è quasi mai chi firma. In mezzo c'è una riunione di dieci minuti in cui il foglio non si apre: si dice un numero, e quel numero deve reggere tre domande prevedibili. Se non reggono, la decisione slitta di un trimestre.
Le tre domande sono sempre queste, in quest'ordine:
- «Su quanti anni?» Un totale senza orizzonte non si può confrontare con niente. Tre anni è il minimo perché ci stiano dentro un guasto e un ricambio.
- «E le ore chi le mette?» Qui cade la metà dei confronti fatti in casa: se la risposta è «le facciamo noi», il numero non è più paragonabile a un abbonamento, perché uno dei due include l'assistenza e l'altro la sconta a zero.
- «Cosa succede se raddoppiamo gli schermi?» È la domanda che separa un preventivo da una previsione. In un impianto proprio il secondo schermo costa poco e il ventesimo cambia la macchina.
Per questo il calcolatore non restituisce solo un totale: restituisce le quattro righe che lo compongono, in modo che la cifra che esce dalla riunione sia difendibile da chi non ha aperto il foglio.
Tre anni o cinque
e quasi nessuno giustifica quale
È l'unica voce del foglio che non si trova su nessuna fattura: si sceglie, si sceglie tonda, e ribalta il risultato.
Una durata tonda non è una stima, è un'abitudine. Tre anni e cinque anni sono i due numeri preimpostati in quasi tutti questi confronti, e non vengono da nessuna parte: né dalla garanzia dell'apparecchio, né dalla vita utile del pannello, né dalla durata di un contratto. Sono quelli che stanno bene in una tabella. E fra l'uno e l'altro può cambiare quale opzione vince, con gli stessi identici prezzi.
La durata onesta è quanto tempo questa cosa funzionerà com'è oggi. E non lo decide l'hardware, lo decide il primo cambiamento che obbligherà a rifare tutto: una ristrutturazione, un cambio di menu o di insegna, chi se ne occupa se se ne va. Se il locale si rifà ogni tre anni, calcolare su cinque vuol dire raccontarsi un risparmio che non arriverà. Se lo schermo resterà lì otto anni, calcolare su tre penalizza l'opzione che costa di più all'inizio e di meno dopo.
C'è una verifica che smonta metà di questi confronti e costa due minuti. Rifare lo stesso conto su due durate diverse. Se vince la stessa opzione tutte e due le volte, il numero decide e la durata non conta. Se cambia la vincitrice, quello che hai scoperto non è quale sia migliore: è che la decisione dipende da quanto pensi di restare così — ed è una domanda di mestiere a cui nessun foglio di calcolo risponde.
In tutta franchezza: il nostro calcolatore ha lo stesso problema, e non si risolve mettendo una durata predefinita più lunga. Per questo conviene guardare il risultato due volte prima di portarlo in una riunione.